Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

21 giugno 2017

Au delà des nuages


Una delle cose più belle ed emozionanti che ho potuto ammirare nell’ambito del mio recente press-tour nella regione dell'Occitanie è stata senza dubbio l’ascesa fino al Pic du Midi, uno dei colli più alti dei Pirenei.
Dall’incantevole paesino termale di Bagnères-de-Bigorre si percorre una panoramica strada che sale verso il mitico Col du Tourmalet, fino ad arrivare alla località sciistica de La Mongie.


Qui si prende una teleferica per salire, in circa 15 minuti, fino alla vetta del Pic du Midi, alta ben 2 877 metri.


Prima di arrivare in cima, si effettua però un cambio con un’altra teleferica ad un punto di arrivo intermedio, in località Le Taoulet a 2.341 metri di altezza.


Il viaggio è stato davvero mozzafiato e spettacolare. Da un lato la grande bellezza delle imponenti e maestose montagne pirenaiche, anche innevate, e dall’altro l’emozione della sospensione nel vuoto di una comunque sicurissima e comoda teleferica.


Giunti in cima, si approda ad un’area estesa su 750 metri quadrati, costituita da terrazze attrezzate che offrono una vista a 360 gradi sulla catena dei Pirenei (da est a ovest, sono più di 300 i km di montagne), le grandi pianure del Sud-Ovest e il Massiccio Centrale. In determinate condizioni meteo da qui è possibile vedere di sera anche le luci di Barcellona... Lo spettacolo è decisamente unico, il panorama eccezionale, un posto davvero da non perdere se si arriva in queste zone.


Sulla vetta del Pic du Midi, aperta al grande pubblico nel 2000, alcuni cartelli esplicativi forniscono dati metereologici significativi relativi a questa cima di montagna perché la sua storia scientifica, prima di essere astronomica come vedremo tra poco, è legata al suo essere stazione metereologica, sin dal lontano 1873.


E la costruzione di strutture idonee comportò grandi sacrifici, visto che il trasporto dei materiali poteva avvenire solo percorrendo un unico impervio sentiero pietroso. Tutto ciò è documentato in un interessante museo sulla storia del Pic du Midi, che si può visitare.
Tornando al contenuto dei cartelli esposti in cima, vi riporto di seguito qualche numero significativo, che scaturisce da tanti anni di rilevazioni:

record di freddo: il 10/2/1956 con -32,9 gradi
record di caldo: il 10 agosto 1943 con +20,4 gradi
temperatura media annua compresa tra -1 e +3 gradi
nevica circa 116 giorni all’anno
la velocità del vento ha raggiunto il 10/7/1984 i 288 km/h

Il Pic du Midi, come accennato, ospita anche un osservatorio astronomico prezioso per gli scienziati che qui osservano il cielo stellato più puro d’Europa. Infatti il cielo notturno è fuori dal comune, grazie alla purezza dell’aria e alla forte stabilità dell’atmosfera, che ha consentito a questo luogo di beneficiare del marchio “Riserva Internazionale del Cielo Stellato”.
Il Pic du Midi si può visitare durante il giorno, di sera e può ospitare alcuni visitatori anche di notte! Perché è proprio durante la notte che in effetti il sito acquisisce la sua vera dimensione e diventa decisamente magico.
Il prezzo del soggiorno notturno è di circa 400 euro a notte per due persone, ma non è eccessivo in quanto comprende l’accesso in funivia, un pernottamento in mezza pensione, l’osservazione dei pianeti e delle stelle con dei telescopi (incluse le spiegazioni di una guida) e la visita dello spazio museografico. Il pacchetto comprende anche la visita personalizzata delle sale di osservazione degli scienziati e la vista dell’alba e del tramonto dalle terrazze panoramiche. Le camere dove si pernotta sono quelle normalmente utilizzate dai ricercatori, con una vista mozzafiato sui Pirenei. Si tratta di alloggi un po’ spartani, ma sono stati lasciati tali per testimoniare l’incredibile avventura umana che si vive al Pic du Midi.
Lo scorso dicembre è stato creato in questo sito il Planetarium più alto d’Europa. All’interno della secolare cupola Baillaud, si trova uno schermo semisferico di otto metri di diametro che ricopre l’intera cupola e che permette di scoprire animazioni sulla volta celeste, con 48 posti a sedere dal sedile reclinabile.
Il Pic du Midi si presta anche per praticare, in uno scenario da favola, degli sport come lo sci, il free ride o la mountain bike.
In cima al Pic du Midi si può mangiare in un piacevole ristorante dalla buona cucina tradizionale a base di prodotti del territorio (inclusa la tipica trota fumée di Lau-Balagnas).


E' da ricordare che cucinare a queste altezze non è semplice: l’acqua bolle a 92 gradi e la cottura dei cibi è più complicata, l’aria secca danneggia più velocemente gli alimenti (c’è un 30% di ossigeno in meno), si cucina obbligatoriamente con fornelli elettrici…E occorre anche tener conto del fatto che in generale viene effettuato un uso razionale e sostenibile dell’energia e dell’acqua. A breve verrà realizzato un nuovo ristorante dal design contemporaneo, sempre con cucina tipica del territorio, dotato di una spettacolare vista tramite ampie vetrate, che potrà accogliere circa 100 persone.
Sempre in tema di progetti futuri, a breve è prevista la realizzazione di un iper-belvedere costituito da una passerella metallica lunga 10 metri sospesa nel vuoto, per offrire un punto di vista unico e "vertiginoso", dando al visitatore quasi l’impressione di volare.


Altri progetti riguardano la realizzazione di un anfiteatro a cielo aperto davanti all'incantevole panorama dei Pirenei e attorno a un palcoscenico dove verranno organizzate diverse animazioni.


Infine è prevista la realizzazione di un telescopio collegato a degli schermi, per osservare il cielo in diretta all'interno di un'apposita cupola.
Grazie a questi nuovi progetti questo incredibile luogo diverrà ancora più attraente, con un grande afflusso previsto di visitatori (sono stati oltre 121.200 nel 2015). E ciò favorirà sempre più, perché no, l’interazione e il proficuo trasferimento di conoscenze tra gli scienziati e il grande pubblico.

Per ulteriori informazioni:

Pic du Midi
Ente Turismo Francese in Italia
Ente del Turismo di Lourdes
Ente del turismo Alti Pirenei
Ente del turismo Regione Occitania
Aeroporto di Lourdes
Compagnia aerea Albastar

16 giugno 2017

Lourdes, non solo religione e spiritualità


Il mio viaggio a Lourdes comincia un giovedì di giugno. L’aereo della compagnia Albastar parte all’ora di pranzo e ci accoglie a bordo confortevolmente. Il tragitto che effettua percorre una rotta che ha il sapore delle vacanze, del mare turchese, evoca sole, luce, colori pastello: Elba, Corsica, Marsiglia, Tolosa. E poi tocca, dopo due ore di volo, la sua destinazione finale, Lourdes.

Una località un po’ diversa da quelle appena citate ma che mi attrae molto sin da subito, in quanto credente e considerata la mia devozione alla Madonna.
Lourdes è innanzitutto un luogo ben organizzato e attrezzato per accogliere i malati e le persone meno fortunate. A cominciare dall’aeroporto, che offre ai passeggeri infrastrutture moderne, confortevoli e soprattutto accessibili a tutti (gruppi e singole persone fisiche). Si posiziona inoltre in Europa come un aeroporto di riferimento per quanto riguarda l’accoglienza di persone malate e a mobilita ridotta.
Per far funzionare al meglio la perfetta macchina organizzativa di Lourdes, sono poi tantissimi i volontari, facenti perlopiù capo ad alcune importanti organizzazioni, che prestano il loro servizio di solidarietà tutto l’anno in questa cittadina dei Pirenei francesi.
Solo “vivendo” Lourdes si può comprendere, lentamente, cosa realmente rappresenta. Arrivando in centro, la vista da lontano dell’imponente sito religioso colpisce ed emoziona il visitatore, ma le stesse emozioni crescono infinitamente nel momento in cui verso sera comincia la processione.


Un fiume di persone compatto, spontaneo, misto, con tante fiaccole accese prega e chiede aiuto e conforto alla Vergine. E gradualmente, quando la luce del giorno cede il passo a quelle della sera e delle candele, si creano le premesse per ben comprendere come Lourdes rappresenti un luogo profondamente intriso di spiritualità. E’ un’atmosfera bellissima, gioiosa, piena di energia. In questi momenti proprio tutti, credenti e non credenti, sono naturalmente portati a fermarsi per una pausa di riflessione, per lasciare spazio allo spirito e per rivolgere un particolare pensiero alla Vergine.


La visita alla grotta è poi un momento particolarmente suggestivo e commovente. Qui nel 1858 (precisamente a partire dall’11 febbraio) ad una ragazzina di nome Bernadette apparì la Vergine Maria in più occasioni, in prossimità del fiume che bagna la cittadina (il Gave de Pau). E i pellegrini, ognuno con il suo bagaglio di fede e umanità, visitano la grotta per toccarla, accarezzarla. abbracciarla idealmente. Perché l’originalità di Lourdes è anche nell’effettuazione di gesti ricchi di significato.


Oltre ad accarezzare la roccia, si accendono infatti i ceri, si beve l’acqua delle fontane, ci si bagna nelle piscine…La solidarietà tra tutti i fedeli è testimoniata poi simbolicamente dal gesto della riaccensione delle candele da altri pellegrini, quando queste si spengono a causa del vento.
Tutti gesti che si richiamano agli elementi primordiali della natura, l’acqua, la terra, il fuoco, l’aria. Elementi condivisi da tutti i popoli, indipendentemente dalla loro cultura e religione.
A Lourdes dalle prime apparizioni di quel lontano febbraio del 1858 si è potuto assistere a tante guarigioni (sono fino ad oggi 69 i casi riconosciuti come “miracoli” dalla Chiesa). A certificarle vi è un apposito Ufficio, il Bureau des Constatations Medicales, diretto ora da un medico italiano (il primo in assoluto, dopo l’avvicendarsi di tanti francesi), il Dott. Alessandro De Franciscis, che presiede una Commissione che valuta i casi ed eventualmente riconosce le guarigioni cosiddette “inspiegate”.


Sul fronte della ricezione turistica, nella cittadina mariana le strutture alberghiere sono molto numerose e capienti, con un buon rapporto qualità-prezzo. Del resto Lourdes è la prima città alberghiera della Francia dopo Parigi e la prima città di pellegrinaggio cattolico al mondo dopo Roma.


Da segnalare l'Hotel Gallia & Londres (dove si mangia anche molto bene, ma di questo vi parlerò in un post a parte) e il Grand Hotel Moderne, creato alla fine del 1800 dal nipote di Santa Bernadette. Buona l’accoglienza anche all'Hotel La Solitude dove ho soggiornato durante questo viaggio. Un hotel centralissimo, pulito ed ideale soprattutto per i gruppi di pellegrini.

Lourdes propone comunque al turista molto di più rispetto all'ampia “offerta religiosa”. Assolutamente da visitare è il castello-fortezza, costruito su uno sperone roccioso da cui si può ammirare tutta la cittadina con una vista mozzafiato.

Lo stemma della città di Lourdes
Il castello, che risale all'epoca medievale, oggi ospita l’interessantissimo museo dei Pirenei che raccoglie oggetti tipici di storia contadina e soprattutto riproduce in splendide miniature all’aperto alcune costruzioni tipiche di diversi villaggi di questa bella catena montuosa.


Per i più golosi, vale la pena di fare una puntatina al mercato coperto Halles & Marchés dove potrete trovare tante prelibatezze tipiche della zona, primo fra tutti il prosciutto di Porc Noir de Bigorre, ma molto altro ancora (non temete, presto ve ne parlerò approfonditamente!).
Non lontano da Lourdes, vale la pena di visitare il Pic du Jer che sovrasta la città ed è riconoscibile dalla sua grande croce illuminata di notte.


Per accedervi, una antica funicolare (che risale al 1900!) porta in pochi minuti in cima a circa 1.000 metri di altezza. Qui si possono visitare delle affascinanti grotte e fare piacevoli passeggiate lungo un sentiero botanico, seguendo i consigli della bravissima guida Helène (helene.sarniguet@ville.lourdes.fr) che vi fornirà tante interessanti informazioni su questa zona di montagna.


Da rilevare anche che dalla vetta del Pic du Jer si lanciano quasi ogni anno i professionisti della Coppa del Mondo di discesa in mountain bike. Le aree ai lati della pista, attrezzate e messe in sicurezza, sono aperte a sostenitori e appassionati, che possono vivere da vicino la gara e ammirare le performance dei concorrenti.


Lourdes, quindi, è una destinazione turistica non solo religiosa e può essere anche un ottimo punto di partenza per immergersi pienamente nella natura, alla scoperta delle più conosciute e affascinanti zone dei Pirenei, assolutamente non distanti da lì.
Di questi meravigliosi posti vi parlerò a brevissimo e nel dettaglio nei prossimi post. Seguitemi!

Per ulteriori informazioni:

Ente Turismo Francese in Ita
lia: www.france.fr
Lourdes: www.lourdes-infotourisme.com
Alti Pirenei: www.pyrenees-trip.it
Regione Occitania: www.tourisme-occitanie.com
Aeroporto di Lourdes: www.tlp.aeroport.fr
Compagnia aerea Albastar: www.albastar.es

14 giugno 2017

10 ans de Lefrancbuveur


Il mio blog pochi giorni fa ha raggiunto l’importante traguardo dei 10 anni di vita.
Sono particolarmente orgoglioso di questo obiettivo raggiunto, anche perché le soddisfazioni nel tempo sono state progressivamente maggiori, con tanti bei riconoscimenti ricevuti da più parti.
Di questo devo ringraziare tutti i miei lettori, fissi e meno assidui, e coloro che in qualche modo mi seguono sul web tramite i social network.
Per il decimo “compleblog” ho festeggiato nel migliore dei modi, con uno splendido tour negli alti Pirenei, di cui qui pubblico una delle tante foto che ho fatto. Prestissimo i miei reportage dettagliati.
Seguitemi ancora quindi e… ora sta a voi a farmi gli auguri… Scatenatevi!!! ;))

5 giugno 2017

PummaRè, mille sapori


Nella mia città la qualità della pizza sta sempre più migliorando rispetto a ciò che accadeva tanti anni fa. Si trovano molto più diffusamente locali dove si può mangiare un ottimo prodotto, spesso interpretato in chiave gourmet con ingredienti e materie prime di qualità, espressione del territorio.
Uno di questi è senz’altro PummaRè, una pizzeria napoletana situata su un’ariosa e accogliente terrazza nel cuore del quartiere Prati, sopra l’entrata dello storico Mercato Trionfale e a breve distanza dai Musei Vaticani.
Ora che la bella stagione sta cominciando ad affacciarsi è ideale cenare all’aperto, in tutto relax, presso questo locale che offre piatti e prodotti dai sapori speciali, nel segno del buon gusto.
L’offerta prevede, in particolare, oltre a degli ottimi cocktail innovativi e tradizionali sapientemente miscelati da abili barmen, anche dei buoni antipasti come i gamberi scottati con insalata di pomodorini e guacamole o il cestino di alici fritte, oltre che bruschette e chips di patate viola.



Ovviamente ampia è la scelta delle pizze, proposte in prevalenza in versione gourmet con tante buone chicche del nostro territorio nazionale, ma che si mantengono comunque fedeli alla tradizione, grazie alla competenza del Mastro Pizzaiolo napoletano Giuseppe Lusinga. Un menù, quindi, che si compone di preparazioni arricchite da ingredienti di pregio, ma che non manca di richiamare lo stile napoletano.
Tra le tante pizze in degustazione consiglio innanzitutto la Campagnola, dall’impasto integrale con provola affumicata di Agerola, pancetta croccante e patate al forno profumate al rosmarino o la Battipagliese (l’impasto è in questo caso macinato a pietra) con datterini gialli, fior di latte di Agerola, alici di Cetara, olive di Gaeta, capperi di Salina e basilico fresco. Quest’ultima pizza si abbina bene con l’ottimo “Gazpacho Mary”.


Buone anche le classiche Marinara (filetti di pomodoro antichi di Napoli, origano e basilico fresco) e D.O.P (pomodoro San Marzano, mozzarella di bufala, olio extravergine e basilico fresco, con impasto macinato a pietra).


Ma non è finita, perché l’avventore può scegliere anche tra queste altre buonissime pizze:

Benvenuti al Sud, con ricottina di Bufala profumata allo zafferano, speck e pistacchio di Bronte


- Normarè: provola affumicata di Agerola, melanzane fritte, ricottina infornata e pomodori del Piennolo
- La Capitanata, con pomodorini gialli, straccetti di burrata d’Andria, cipolla rossa di Tropea, peperoncino di Soverato e basilico fresco


La pizza fritta A Me Me Piace ‘O Blues con salame casertano, ricotta di bufala, prosciutto cotto, provola e una spolverata di pepe.

In accompagnamento alle pizze, possono essere servite le ottime birre del Birrificio Sorrento (consiglio in particolare la Minerva) o anche dei buoni vini, tra cui il Gragnano della Penisola sorrentina.


Per chiudere in dolcezza, zeppole alla nutella, triangoli con crema chantilly e amarena e chiacchiere con confettura di frutta.
Da rilevare infine che nel menù di Pummarè figurano anche ottimi piatti della tradizione napoletana (il sartù di riso e la genovese in primis) per far gustare la cucina e la tradizione partenopea restando nel cuore della capitale.

26 maggio 2017

Un salto a Cipro


Oggi vi propongo una ricetta sfiziosa made in Jamie Oliver, come ho fatto qualche altra volta su questo blog. Una preparazione vista eseguire qualche tempo fa in TV, trovata sul web e da me poi sperimentata con successo.
Adoro la cucina di paesi come la Grecia che propongono piatti semplici, poveri, preparati con poche materie prime prettamente agricole, ma davvero buoni.
E siccome la cucina cipriota non si discosta tanto da questi princìpi, non sorprende che da quella terra provengano piatti gustosi e sfiziosi come quello che vi descrivo oggi.

POLLO ALLA CIPRIOTA

Ingredienti:
(per quattro persone)

2 grossi petti di pollo interi
6-7 pomodori secchi sott'olio
basilico
prezzemolo
Feta sbriciolata (mezzo pacchetto)
la scorza di un limone (bio)
aglio
sale
pepe

Tagliare lateralmente i petti di pollo a metà polpa, in modo da creare due tasche. Salarli e peparli all’esterno e all’interno delle tasche stesse.
Su un tagliere nel frattempo tritare grossolanamente il prezzemolo, il basilico e i pomodori secchi. Aggiungere la scorza del limone grattugiata, uno spicchio d'aglio tritato finemente, poco sale e la feta sbriciolata.
Mescolare bene e col composto così ottenuto farcire abbondantemente i petti di pollo. Chiudere le tasche con degli stecchini o con dello spago da cucina.
Porre i petti di pollo ripieni in una padella antiaderente con poco olio e farli rosolare uniformemente a fuoco vivace. Con un disco di carta da forno, precedentemente imbevuto d’acqua e della dimensione della padella, coprire i petti di pollo avvolgendoli un pò con la carta.
Abbassare la fiamma e far cuocere per circa 30 minuti, girando spesso.
Verso fine cottura, alzare un po’ la fiamma e appoggiare sulla carta forno un peso in modo da pressare il pollo e farlo dorare maggiormente, sempre girandolo da entrambi i lati.
Una volta pronto, far raffreddare i petti di pollo e tagliarli poi a fette spesse Nel fondo della padella spremere il succo del limone, far scaldare e poi versare il sughetto così formatosi sul pollo in modo da renderlo più morbido.
Un piatto direi estivo e mediterraneo che va benissimo per questo periodo della stagione.
E anche un banale petto di pollo può diventare superlativo. Buon appetito!

20 maggio 2017

Cronaca del mio “dopo Strade della Mozzarella” 2017


Come promesso, vi descrivo oggi, anche se un po’ in ritardo, il mio “dopo Strade della Mozzarelladi quest’anno. Il dopo Strade della Mozzarella è sempre divertente, fuori da ogni programma prestabilito e variabile a seconda delle circostanze.
Beh, cominciamo col dire che un dopo Congresso di Paestum che si rispetti inizia sempre con un’ottima colazione nei begli alberghi della zona.
Nel mio caso mi trovavo nello stesso hotel nel quale si era tenuta la splendida cena conclusiva dell’evento, l’ottimo Oleandri Resort.
Qui, oltre ad uno splendido parco con piscina e a delle confortevoli camere, si può godere di una meravigliosa prima colazione, molto curata e da fare con la massima lentezza, dopo i “bagordi” delle giornate precedenti.


Nell’ambito del ricco breakfast dell’albergo, sono ottimi in particolare gli scauratielli cilentani, (una specie di zeppoline fritte, agrumate, dalla forma allungata e intrecciata, da servire con miele), sono buoni tutti i lievitati e i dolci preparati artigianalmente. Vi sono poi delle chicche interessanti, come ad esempio (ovviamente) una deliziosa ricotta di bufala (ottima a prima mattina con lo stesso miele) e delle piccole porzioni di burro di arachidi, che sinceramente non ho visto in molti alberghi in Italia.


Piccolo inciso: in occasione anche di questa prima colazione ho avuto la conferma di quanto soprattutto le donne, osservandone alcune attentamente, apprezzino questo momento della giornata, interpretandolo in modo direi quasi “mistico”. Le donne sono infatti, a mio avviso, le migliori cultrici di questo tipo di pasto, gustandolo con la giusta lentezza e assaporandone e godendone appieno ogni singolo istante.
Tornando alla mia cronaca di viaggio, quest’anno non sono andato, come da tradizione, ad approvvigionarmi presso qualche caseificio locale di chili di mozzarella (ero in treno) ed ho allora optato per una visita ai famosi templi di Paestum che non conoscevo.
Prima però ho fatto una puntatina alla bella spiaggia dell’albergo, situata proprio di fronte, attraversando brevemente una fitta pineta. La spiaggia era deserta, con un bel sole e un po’ di vento. Ma che bello respirare l’aria di mare sdraiato su uno dei pochi lettini disponibili, ammirando a 360 gradi tutto il bel panorama che si presentava davanti…


La visita ai templi e al relativo museo è stata poi davvero mozzafiato e interessante, con tante festose scolaresche a fare da contorno.


Prima di ripartire, ho avuto il tempo di fermarmi ad un bar ristorante nelle vicinanze che, pur non offrendo piatti “stellati”, aveva nel menù piatti di discreta qualità, come gli abbondanti scialatielli che vedete nella foto.


Un’ora circa di treno ed eccomi a Napoli. Nella mia città natale mi sono innanzitutto recato a Mergellina per provare a sperimentare il nuovo locale 50 Panino di Ciro Salvo. Tentativo non riuscito perché nell’orario in cui sono arrivato (primo pomeriggio) il locale era chiuso. Non mi sfuggirà una prossima volta!
Se non altro, trovarmi in quella zona è stata comunque una buona occasione per fare una bellissima passeggiata sul lungomare fino ad arrivare in pieno centro. Costeggiando il mare, una splendida giornata consentiva di apprezzare al meglio i colori della città. Lo stesso mare, dal canto suo, mostrava vanitoso Capri, dei canottieri intenti ad allenarsi, il profilo appuntito di Posillipo, delle placide barchette solo lievemente ondeggianti…


Nel percorso di avvicinamento al centro, sempre sul lungomare, si scorgevano pian piano i primi venditori di taralli, mentre una targa su un marciapiede ricordava Pino Daniele.
Giunto finalmente a Piazza Plebiscito, ho scoperto che mezza città dedica giustamente delle mostre al grande Totò, per la celebrazione dei 50 anni dalla sua morte e ovviamente lo fa anche il Palazzo Reale. Qui c’è quindi una mostra da non perdere, che si può visitare fino a luglio prossimo.


In centro a Napoli è iniziato il mio shopping culinario, con acquisto doveroso di taralli (i venditori descritti in precedenza me ne hanno fatto venire una voglia incredibile!) ‘nzogn e pepe e di una buona pastiera dallo storico Leopoldo.
Poi una merenda pomeridiana con crocché e frittatina di maccheroni era d’obbligo e per finire non poteva mancare un buon caffè dallo storico Gambrinus (bollente comme il faut anche la bella tazzina dove è stato servito).



E’ infine, purtroppo, arrivata l’ora del ritorno alla stazione centrale per rientrare a Roma, ma prima ho avuto modo di apprezzare ancora la bella metropolitana partenopea. Alla fermata Toledo, in particolare, ho potuto ammirare il Crater de luz, un grande cono che attraversa in profondità tutti i livelli di questa stazione del metrò.


Mi hanno colpito le profondissime scale mobili e l’interno del cono, che presenta uno splendido cielo stellato dal blu intenso.


Dopo tante stelle Michelin ammirate a Paestum, il fine vacanza (studio) non poteva essere che questo….

6 maggio 2017

Dieci candeline per le Strade della Mozzarella


Anche quest'anno sono stato alle Strade della Mozzarella. Per il terzo anno consecutivo. Ma per chi organizza questo bellissimo evento, l'edizione 2017 ha segnato un traguardo molto più importante, poiché si sono raggiunti i dieci anni di tale manifestazione. Un Congresso che riserva ai suoi ospiti sempre bellissime sorprese e interessanti interventi di elevato contenuto.
Sono arrivato a Paestum il secondo giorno della manifestazione e, come al solito, ho potuto seguire presentazioni molto formative di numerosi chef di grande livello nazionale e internazionale.
Il primo intervento che ho potuto apprezzare è stato quello di Paolo Casagrande, divenuto ormai un importante esponente della cucina catalana grazie al suo ristorante a Barcellona. Casagrande ha presentato un insalata di mare innanzitutto molto bella a vedersi ma anche buonissima, con (ovviamente) della mozzarella di bufala, una spuma di peperone verde piccante e della salsa tonnata, oltre a degli ottimi crostacei crudi.



Ho poi scoperto un relatore che non conoscevo, Ed Schoenfeld, proprietario di un ristorante cinese di qualità a New York, il Red Farm.




Il piatto proposto, delle eliche con funghi shiiake e salsiccia, mi ha davvero sorpreso per le sue interessanti consistenze e per i suoi profumi, con dei funghi di grandi dimensioni molto aromatici e particolari, profondamente diversi dalle varietà che si trovano in Europa.




Una delle cose più interessanti delle mie Strade della Mozzarella 2017 è stato l’intervento tenutosi nella Sala Blu, con un intrigante gelato salato abbinato ad un risotto cotto col siero di mozzarella, insieme a del cipollotto fresco e burro acido. Protagonisti Simone De Feo, della Gelateria Capolinea di Reggio Emilia e lo chef milanese Alberto Citterio. In particolare il piatto, dagli accattivanti sapori mediterranei, combinava un risotto tutto sommato neutro intervallato da una fettina sottile di mozzarella (per evitare lo scioglimento del gelato) sulla quale è stato posto un gelato dal gusto di pomodoro e erbe aromatiche.



Un piatto davvero notevole, che gioca su un accostamento caldo-freddo, che senz’altro costituirà un punto di partenza per qualche mio esperimento culinario che si basa su questo concetto.

E’ seguita una relazione di uno dei miei chef preferiti, Philippe Léveillé, che ha proposto un divertente piatto denominato “Volevo essere un pomodoro”, nato come aperitivo al suo ristorante e poi prepotentemente entrato in carta.


Mozzarella, gamberi crudi marinati e gelatina di pomodoro combinati insieme in modo perfetto, anche in una geniale e scenografica presentazione.



Molto piacevole e pieno di verde è stato poi il piatto dello chef belga Kobe Desramaults, una sorta di zuppa molto piacevole e salatina (nel senso buono del termine) con cubetti di mozzarella, fave, asparagi bianchi ed erbe aromatiche reperite nelle immediate vicinanze di Paestum.



Come lo scorso anno, ho trovato molto gradevole anche frequentare gli atelier situati sulla bella terrazza dell’Hotel Savoy. Qui ho potuto gustare gli ottimi piatti a base di pasta fresca di Paolo Gramaglia (ristorante President, Pompei), una amatriciana come si deve dello chef Nabil Hadi Hassen di Roscioli...





...e le creazioni di Cristoforo Trapani del “La Magnolia” presso l’hotel Byron a Forte dei Marmi.



Quest'ultimo ha presentato tra le altre cose un'ottima interpretazione della frittura d'autore, costituita da degli spaghetti mantecati in una crema di calamaro fritto frullato, salsa di soia, colatura di alici, limone, acqua di provola e calamaro spillo al nero di seppia. Un piatto di mare a tutto tondo, che devo dire è stato uno dei più interessanti tra quelli che ho potuto assaggiare.





Tra i prodotti in degustazione, oltre a delle deliziose mozzarelle, ricotte e provole di bufala, ho molto apprezzato i pomodori semi secchi dell’azienda “Così com’è” (Finagricola) di Battipaglia. Altro grandioso prodotto assaggiato è stato il fiordilatte di Agerola dell'azienda Fiordagerola, ben umido, aromatico, latteo. Quando è così buono azzardo a dire che lo preferisco addirittura alla mozzarella di bufala campana! Tra i vini, mi sono piaciuti ancora una volta quelli dell'azienda locale San Salvatore, tra cui l'ottimo bianco Pian di Stio.
Le Strade della Mozzarella si sono concluse alla grande con una cena finale tenutasi presso lo splendido hotel Oleandri Resort. Il tema era quest'anno dedicato ai “ruoti” (cioè a dire i tegami che vanno in forno) della tradizione campana. Un nome che non può non evocare in me pranzi della domenica, mangiate in famiglia e con amici stretti e soprattutto rustici e golosi piatti che rimangono impressi da quando sono piccolo nella mia memoria gastronomica.





I ruoti, circa una decina in tutto, erano i più vari, dalla pasta al forno, alle frittate di maccheroni, dalla parmigiana di alici, alla pasta e patate arreganata. Quest'ultima, presentata dallo chef Michele De Martino, ha raccolto il consenso di molti e sicuramente il mio.




Di rilievo, nell'ambito della cena, anche le sublimi carni alla brace della Braceria Bifulco di Ottaviano.



Braci che hanno lasciato il posto anche a una padellata finale di mazzancolle, curry, pomodorini ed aromi vari del bravo chef indiano Gaggan Anand.


Auguri infiniti quindi alle Strade della Mozzarella per i suoi 10 anni e un ringraziamento di cuore ad Albert Sapere, Barbara Guerra e Bruna Sapere per questa sempre riuscitissima manifestazione.
A presto su questi schermi, poi, vi racconterò il mio "dopo Strade della Mozzarella". Stay tuned ;)