Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

26 gennaio 2012

A zonzo con Maigret ed il suo ossobuco con lenticchie


Nel mio recente soggiorno parigino mi sono divertito anche ad andare a visitare alcuni luoghi in cui bazzicava il mio commissario preferito, il Commissario Maigret. Si è trattato quasi sempre di posti che non conoscevo e che ho avuto quindi modo di apprezzare a completamento delle mie conoscenze sulla città.
Chi legge i romanzi di Simenon dedicati a Maigret (sul quale tra l’altro è appena iniziata una collana molto interessante distribuita con il Sole 24 Ore) sa bene che Maigret aveva il suo ufficio al 36 del Quai des Orfèvres, a poca distanza da Notre Dame.


Al civico 36 vi era (ora non più) la sede della Polizia Giudiziaria e del Palazzo di Giustizia, tuttora presente. In una targa sotto l’attuale Palazzo di Giustizia, viene citata un po’ la storia di questa via e si dice che quest’ultima è stata resa nota proprio dai romanzi di Maigret. All’interno del suo ufficio, Maigret disponeva di una stufa in ghisa che non voleva abbandonare nemmeno con l’avvento del riscaldamento centralizzato e poteva vedere dalla sua finestra la Senna più o meno come la si vede dalla foto qui di seguito.


Durante i lunghi interrogatori che nel suo ufficio effettuava ad imputati vari, a volte non c’era nemmeno il tempo di mangiare ed allora i suoi fidi assistenti ordinavano per suo conto panini e birre alla limitrofa Brasserie Dauphine. Quest’ultima non esisteva realmente con questo nome, ma dovrebbe corrispondere ad un locale, “Aux Trois Marches”, che Simenon e quindi Maigret frequentava realmente e spesso e che ora è il ristorante interno dell’ordine degli avvocati.
Questa brasserie è situata nella bellissima Place Dauphine, proprio alle spalle del Quai des Orfèvres.
Place Dauphine è davvero molto elegante, con bei palazzi e con al centro dei curati giardini e belle panchine.



Questa piazza mi è piaciuta tantissimo: sembra di essere immersi in una foto ingiallita dal tempo, con della fascinosa terra battuta color giallo-senape per terra in corrispondenza dei giardini.


Ci sono stato in una giornata abbastanza fredda, con poca gente in giro e ciò conferiva un particolare fascino a questa piazza. Particolare è anche il fatto che quest’ultima si trova nella parte finale dell’Ile de la Cité e quindi la sua estremità ha una forma angolare, tipo angolo acuto.
Tornando al mio mini-itinerario maigrettiano, proprio alle spalle di Place Dauphine c’è anche un bistrot citato nel romanzo di Maigret “La Chiusa n.1” che si chiama “Henry IV”.


Maigret infatti amava andare nei bistrot sia per osservare nel modo migliore possibile i potenziali responsabili di un delitto che li frequentavano, sia soprattutto perché era un grande buongustaio ed amava (come me) la cucina familiare, semplice, schietta e tradizionale di questi locali.
Ed è proprio in un caratteristico bistrot parigino che Maigret, in uno dei romanzi che recentemente ho letto, ha consumato un ottimo ossobuco con lenticchie. Allora, poiché alcuni giorni fa c’è stato l’ossobuco day e che io adoro l’ossobuco, era naturale collegare Maigret con l’ossobuco. Ed ecco il motivo per cui è nato questo post.


Per preparare l’ossobuco con lenticchie di Maigret occorre infarinare gli ossibuchi e farli rosolare in un tegame ampio in olio extravergine con sedano, carota e cipolla tritati. Dopo averli girati di tanto in tanto, sfumare con del vino (io stavolta ho utilizzato un ottimo rosso) ed aggiungere poi del brodo vegetale e poca salsa di pomodoro. Far cuocere una decina di minuti e poco dopo aggiungere le lenticchie lessate (io ho usato quelle in scatola, vanno benissimo!). Portare a cottura a fuoco bassissimo e servire ben caldi.
E’ un piatto gustosissimo, soprattutto per il fatto che le lenticchie prendono tutto il sapore della carne che è altrettanto saporita e morbida.
Viva Maigret e il suo creatore Simenon, ma soprattutto viva l’ossobuco!

20 gennaio 2012

La pasta al gratin o alla “baciamella”


Tra un post parigino e l’altro vorrei condividere con voi una bella ricetta di cui non ho ancora parlato sul mio blog in tanti anni: la pasta al gratin.
E’ una ricetta tradizionale e di famiglia, che non a caso ho preparato durante le feste natalizie, anche se non è propriamente tipica del Natale.
Non conosco l’origine del piatto, so solo che si tratta di un primo che nella cucina napoletana (e non solo?) si fa abbastanza spesso e che trovo in terra campana nelle mie tavole calde preferite, come ad esempio da Calise ad Ischia che la propone anche in estate.
Ricordo che da piccolo avevo particolarmente apprezzato una pasta alla “baciamella” (così viene chiamata a Napoli e nella mia famiglia) preparata da mia zia Rachele, alta, ricca di besciamella che fuoriusciva da ogni foro della pasta (i sedanini sono il tipo di pasta ideale per prepararla) e soprattutto dorata, croccante, con una crosticina che si faceva mangiare con gli occhi prima che con la bocca…
Anche questo piatto ha una serie di varianti, ma fondamentalmente è una pasta al forno condita con salsa alla besciamella e ripiena di ingredienti vari. Tutto sommato è anche abbastanza semplice da preparare.
Secondo il mio punto di vista non va bene nel ripieno la mozzarella e ci sta invece alla grande il formaggio emmenthal, anche perché mi piace riallacciarmi alla tradizione francese in cui l’accostamento besciamella-emmenthal è un must (vedi Croque Monsieur). Poi c’è chi ci aggiunge anche l’uovo sodo e su questo posso dare il mio assenso.


Per ottenere questo piatto occorre preparare una salsa besciamella (vi ricordate come si fa? In una pentola scaldare del burro e scioglierci dentro della farina; aggiungere poi del latte caldo poco a poco evitando la formazione di grumi e girare, girare, girare finché non si addensa e raggiunge la consistenza desiderata).
Con parte di questa besciamella, che deve essere abbondante, condire della pasta cotta al dente (sedanini o maccheroncelli, come dicevo prima, sono l’ideale, ma stavolta ho usata delle casarecce: quelle avevo in casa…). In un tegame da forno mettere successivamente qualche mestolo di besciamella ed un primo strato di pasta condita. Sopra di esso aggiungere del prosciutto cotto o della mortadella tagliata a dadini, poi altri dadini ma di emmenthal, parmigiano grattugiato, ed altra besciamella.
Coprire con la restante pasta e con abbondante besciamella, parmigiano, dell’emmenthal grattugiato (questa volta invece io l’ho messo a pezzetti) ed un velo di pangrattato. Infornare per una ventina-trentina di minuti o comunque finché non si forma una bella crosticina dorata.
Bon appétit!

12 gennaio 2012

Appunti sparsi di un flâneur (quasi) parisien


A Parigi più che Le Franc Buveur sono diventato Le Franc flâneur. Flâner in francese vuol dire gironzolare, andare a zonzo ed è proprio quello che ho fatto quando sono andato recentemente nella ville lumière.
Sono stato tante volte a Parigi e quindi non era necessario vedere i monumenti principali (o perlomeno quelli che non avevo voglia di rivedere) e quindi ho gironzolato per i vari arrondissement vedendo di nuovo volentieri dei posti o scoprendone altri. Parigi è sempre bella perché ogni volta che ci rivai ti sorprende sempre e ci sono sempre cose nuove da visitare.
Ad esempio c’erano almeno 3-4 mostre che avrei voluto visitare, tra cui quella che vi consiglio al Palais Royal “Matisse, Cézanne, Picasso... L’aventure des Stein” o quella al Jardin du Luxembourg su Cezanne a Parigi.
La vacanza a Parigi, come mi aspettavo, è stata stupenda. Nel periodo natalizio la città ha un'atmosfera unica: negozi eleganti, grande vivacità, addobbi sontuosi e gourmandises ovunque.
Ha piovuto alcuni giorni ma la temperatura era superiore a Roma!!! Troppi turisti inoltre in certe zone, come a Montmartre. In questi casi preferisco scappare :-)
Nel post di oggi vi descriverò un itinerario poco ordinato (proprio come una persona che va a zonzo) sui luoghi e locali che ho toccato questa volta a Parigi. Luoghi gourmand senza dubbio, ma non solo.
L’itinerario random può partire da Place de la Sorbonne, vicina al mio albergo, dove ero solito andare a colazione da l’Ecritoire (3, Place de la Sorbonne), un caffè molto carino e dall’aria molto parigina dove leggere con calma il giornale e gustare un café crème insieme ad un ottimo croissant.


Per la colazione un posto altrettanto interessante è anche il non lontano Le Danton (103, Boulevard Saint-Germain) ad un passo da Place de l’Odéon, con i suoi comodi divani rossi con vista sulla piazza.
Sempre in zona Quartiere Latino, nelle immediate vicinanze della chiesa di Saint Germain de Près, ci sono molti interessanti locali da segnalare. Innanzitutto la brasserie Vagendende dove sono tornato con grande piacere e di cui ho già parlato qui. Piatti sempre perfetti e gustosi e servizio impeccabile. Qui si può assaggiare una delle migliori soupe à l’oignon gratinée di Parigi, delle uova in camicia con crema di funghi, una tartare veramente ben preparata e del superbo gigot d’agneau.
Ancor più vicino alla bella chiesa di Saint Germain de Près vi sono poi tre posti da non perdere se non altro per la loro gloriosa storia: i due caffè quasi gemelli Aux Deux Magots e Café de Flore (dove l’aperitivo può essere costituito da un ottimo Pernod) e la Brasserie Lipp. Locali che erano frequentati da grandi scrittori come Hemingway, Scott Fitzgerald, ma anche da Picasso, Prévert, Sartre, Simone de Beauvoir.


La Brasserie Lipp in particolare, dove sono stato a cenare per la prima volta, è davvero elegante, col suo stile liberty ed i suoi fascinosi specchi. Il mangiare è altrettanto all’altezza: piatti tipici alsaziani e un jarret de porc in umido con lenticchie e salsicce davvero morbido e succulento: ve lo consiglio vivamente se ci andate!



A pochi minuti a piedi dalla Brasserie Lipp, c’è uno dei locali che tradizionalmente visito quando vado a Parigi per pranzare velocemente ma bene. Leon de Bruxelles (presente anche in tante zone della città) è per me un mito, con le sue cozze preparate gustosamente in mille modi.
Passeggiando tra gli eleganti negozi nelle vie vicino a Place St. Sulpice, vale la pena di fare la fila per assicurarsi macarons e croissants da Pierre Hermé o acquistare, per chi ama il genere, dei soldatini di piombo dipinti a mano da Au plat d'étain . Io invece ho acquistato dei ciclisti in piombo da aggiungere alla mia collezione :-)


Nei pressi di rue de Canettes poi potete gustare una zuppa del giorno con relativa quenelle appunto nel Bar à soupes et quenelles, anche se il personale è a dir poco scortese.
Non lontano dal Quartiere Latino si trova la bellissima rue du Bac nella quale si va principalmente per visitare la chiesa della Madonna della Medaglia Miracolosa. Ma lì vicino è da non perdere la Grande Epicerie de Paris, in pratica un mega ipermercato con le migliori specialità francesi ed internazionali in ogni comparto dell’agroalimentare. Possiamo paragonarlo ad Eataly? Forse sì. Potete immaginare cosa poteva offrire questo locale il 31 dicembre quando sono andato a visitarlo…Soprattutto le specialità a base di pesce erano da urlo!


Questo viaggio è stata per me il primo in cui ho assaggiato i prodotti del famoso pasticciere giapponese Sadaharu Aoki. L’ho fatto nel suo corner delle meravigliose (è l’unico termine che posso usare) Galeries Lafayette. Ho assaggiato un éclair al matcha devo dire molto buono. Altri dolcetti me li riserverò per la prossimo volta…Da rilevare anche lo stupendo reparto gastronomia delle stesse Galerie…Bisogna fare attenzione, altrimenti si può arrivare a spendere una “spudorata cifra di denaro” in poco tempo.


Non lontano dalle Galeries Lafayette in un’altra piazza piena di indirizzi golosi (uno su tutti: Fauchon), Place de la Madeleine, una capatina al negozio di Maille la faccio sempre. Maille è un mitico produttore di senape che ha sede a Dijon. Vende tantissimi vasetti di senape in tanti gusti (era letteralmente strepitosa la senape al tartufo venduta alla spina!) ma anche accessori come delle ciotoline in ceramica con palettina in legno da porre in tavola per servire la mostarda.
Una puntatina al canal Saint Martin (ricordate quel canale che era nel film “Il favoloso mondo di Amélie?) dovreste sempre farla.


Lì potete fare anche una sosta nello storico Hotel du Nord, di cui al famoso omonimo film, oggi un bel caffè e ristorante.
Il dvd di questo film potete trovarlo dalla fantastica Fnac, che si trova in tanti punti della città e dove si passano ore piacevoli tra libri, cd, dvd e diavolerie elettroniche varie.
Mi fermerei qui per questo post. Altrimenti scrivo troppo e non mi piace scrivere troppo. E’ stato un post un po’ disordinato, ma spero pieno di spunti. Ma è una cosa voluta, in linea con il titolo del post. In qualche modo cerco di discostarmi dai soliti post ordinati ed eccessivamente puntuali e precisi :-)
Altri post su Parigi seguiranno, comunque. Non temete.
Ah dimenticavo: inutile dire che Paris mi manca già tantissimo!


Ps …e non mancate nemmeno al delizioso quartiere del Marais. Tra una passeggiata a Place des Vosges e una visita al Museo sulla storia di Parigi inframezzate, anche a qui dopo una discreta fila, un ricco e opulento panino vegetale al felafel da “l’As du Fallafel”, a detta di molti (e anche mia) il migliore di Parigi!

5 gennaio 2012

Il primo post dell’anno


Con il primo post del 2012 innanzitutto ho l’obbligo di rinnovare gli auguri a tutti i miei lettori di un bellissimo anno pieno di salute, serenità, tante cose belle e gustose esperienze enogastronomiche!
Lo faccio tramite una foto iniziale che si riferisce agli auguri che il Comune di Parigi, dove sono stato per Capodanno, ha fatto a tutti i suoi cittadini e visitatori.
Del mio soggiorno a Parigi parlerò abbondantemente nei prossimi post, con posticini vecchi e nuovi da consigliarvi per qualche vostro eventuale viaggetto futuro nella ville lumière.
Nel frattempo vorrei proporvi altre ricette in cui mi sono cimentato durante le feste natalizie, che hanno avuto un gran successo tra ospiti e familiari.
Prima di tutto, un antipasto o un contorno che è un classico nella mia famiglia (ma immagino anche nelle vostre) e che è proposto spesso durante le feste di Natale, ma non solo.
Si tratta delle frittelle di cavolfiore, un piatto che letteralmente A-DO-RO. Ne potrei mangiare anche un numero notevole in poco tempo…Tra tutti i tipi di frittelle che si preparano a casa mia, metto senz’altro queste al primo posto, seguite nell’ordine da quelle di baccalà, di carciofi e di cervella.



La preparazione è semplice: sbattere almeno un paio di uova e inserirvi dentro a poco a poco della farina, evitando che si formino dei grumi. Le dosi sono “ad occhio” e quindi non so darvele.
Inserire poi dei pezzetti (più o meno grandi) di cavolfiore bollito in questa pastella e friggere in olio abbondante, finché non diventano dorati: mamma mia che bontà!
Un altro piatto che ho preparato recentemente è il purè di patate viola con radicchio alla piastra, che può essere considerato anch'esso un contorno o un antipasto o ancora un secondo piatto.


Dovete sapere che recentemente ho fatto una gita nel viterbese (Civita di Bagnoregio) ed ho trovato in un negozietto di un produttore delle patate di una varietà particolare, la cui polpa è viola. Quindi se con esse si preparano degli gnocchi, questi vengono fuori viola, come anche il purè. Pare inoltre che queste patate abbiano anche proprietà salutistiche superiori rispetto a quelle normali…
Nel caso in questione le ho lessate, le ho passate al passaverdure e cotte come un normale purè; il risultato ottenuto è stato un puré di colore viola scarico.
Per contrasto con questo colore, ho scelto un prodotto dal colore simile ma che spiccasse bene sul purè ed allora ho scelto un Radicchio di Treviso precoce. Che ho condito con olio, sale e pepe ed ho fatto cuocere brevemente su entrambi i lati su una piastra ben calda.



 
Risultato finale davvero efficace a livello gustativo e visivo, con il radicchio che comunque, sempre a livello gustativo, ha dato un ottimo contributo alla riuscita del piatto!
A bientôt con i miei racconti parisiens…. Stay tuned!!!