Il mare, il buon bere, il mangiare bene e...chi più ne ha, più ne metta

30 dicembre 2009

Due ricette ed Auguri 2010


Nei giorni di Natale appena passati ho avuto modo di assaggiare, come è inevitabile che sia, molti piatti della tradizione. Quest’anno, inoltre, ho voluto sperimentare due piatti sempre tradizionali ma per me nuovi, che sono quelli che mi appresto a descrivere.
Il primo è quello degustato la sera della Vigilia. Si tratta di un piatto siciliano, le polpettine di tonno al pomodoro. Ecco come si fanno:

Ingredienti per 12-14 polpettine di media grandezza:
3 scatolette di tonno, uvetta, pinoli q.b., prezzemolo tritato, un uovo, 50 gr. pecorino grattugiato, pangrattato q.b.

Unire tutti gli ingredienti e amalgamare bene. Formare delle polpettine, infarinarle e friggerle in abbondante olio di oliva. Far insaporire poi per dieci minuti le polpettine in una salsa di pomodoro precedentemente preparata.
 

Ottime come aperitivo ma anche come secondo piatto, hanno un gusto che rappresenta un giusto equilibrio tra i sapori dolci (uvetta e pinoli) e salati (pecorino) che si trovano tra gli ingredienti. Tra l’altro il ragù che ne viene fuori (se le polpette vengono cotte in po’ di più) può essere un ottimo condimento per la pasta :-)

Tra i piatti mangiati a S. Stefano, devo invece menzionare la frittata al pomodoro cotta al forno. E’ una ricetta della cucina napoletana che non avevo mai assaggiato finora, trovata in un libro di Jeanne Caròla Francesconi ("La cucina napoletana", appunto) e proveniente a sua volta da un testo del Cavalcanti.
 
Si prepara così (ingredienti per 3-4 persone):

In una padella soffriggere in olio extravergine uno spicchio d’aglio che quando diventerà biondo sarà eliminato. Cuocervi tre-quattro pomodori pelati. Successivamente sgocciolarli dall’olio e farli raffreddare.
In una ciotola, in seguito, sbattere 4 uova, aggiungere 50 grammi di pane raffermo ammollato nel latte, 50 grammi di salame a dadini, 50 grammi di provola (io ho dovuto usare della scamorza affumicata per carenza di tale materia prima nella capitale…), i pomodori pelati di cui sopra, prezzemolo e basilico. Mescolare bene il composto, salare e pepare.
 

Mettere il tutto in una tortiera precedentemente imburrata, infarinata e cosparsa di pangrattato. Cuocere in forno per circa mezzora a 200 gradi, con una carta d’alluminio a fare da coperchio.
E’ un piatto rustico, abbastanza pesante per la presenza del pane, ma molto gustoso e saporito…
Con questo post colgo l’occasione per augurare a tutti i miei lettori un fantastico 2010. Che l’Anno Nuovo vi possa portare le migliori soddisfazioni in tutti i campi. Auguri!

25 dicembre 2009

Un ottimo Natale a tutti!

(foto al presepe marinaro, con sabbia e conchiglie, del mitico locale "Manuelina" di cui ho parlato qui)

Oggi è Natale. Auguri di una "golosa" giornata e buone feste a tutti!
Enrico

22 dicembre 2009

Le salsicce amate da Goethe

Ora che siamo a Natale e che fa parecchio freddo “è consentito” degustare queste ottime salsiccette di cui vi parlo oggi.
Le ho mangiate di nuovo recentemente, dopo averle assaggiate varie volte nella città di Norimberga, nella Germania sud-orientale.
 
Lorenz Kirche a Norimberga, sotto la neve
Come ho potuto reperire queste salsicce in Italia? Beh, abbastanza inaspettatamente e non volutamente, recandomi al sempre soprendente supermercato Lidl.
Le ho ovviamente comprate di corsa, anche per sperimentarle in un paio di ricette che tra poco vi descriverò brevemente.
L’esatto nome di queste salsicce è “Nürnberger Bratwürste o Nürnberger Rostbratwürste”; possono essere vendute crude, già scottate in acqua bollente o anche già arrostite. All’interno del budello, la carne di maiale è condita per lo più con spezie varie, ma soprattutto con maggiorana.
Va detto inoltre che a Norimberga la produzione di queste salsicce gode di una lunga tradizione, la cui origine risale al 1400. Si dice che anche Goethe le trovasse gustose e se le faceva spedire….
Quando si è a Norimberga, vale la pena di mangiarle nell'antica rosticceria "Bratwurst-Glöcklein" locale che che era frequentato nell’800 da nobili e persone facoltose.
Quanto ai suoi utilizzi in cucina, io ho preparato queste salsicce in due modi:
- “alla norimberghese” (prima foto in alto): cotte al forno con contorno di patate stufate nella cipolla e servite in modo da formare una bella cremina (sono eccezionali! vorrei scoprire più precisamente come vengono preparate…). Il piatto deve essere ovviamente accompagnato da un bel boccalone di birra bionda.
- “alla lefrancbuveurese” (in pratica mi sono inventato questa ricetta): ho messo in un tegame da forno poco olio extravergine e della cipolla bianca. Ho fatto soffriggere sul fuoco per poco tempo. Ho aggiunto poi le salsicce, del vino bianco e poca marmellata di cipolle rosse di Tropea (comprata la scorsa estate proprio a Tropea). Ho infine messo il tutto in forno fino a cottura delle salsicce, con l’aggiunta di poca acqua. 
 

 Ciò che viene fuori è una salsina densa e saporita, che accompagna molto bene le salsicce. Un piatto molto buono di sapore leggermente dolce, ma che contrasta ottimamente col sapore deciso e speziato delle salsicce.
Provatele se vi capita, esperimento riuscito!

18 dicembre 2009

La spaghettata Voiello di Roma

Ieri sera sono stato ad una serata davvero ben organizzata e carina. La Voiello ha invitato un gruppo di blogger romani ad una spaghettata di Natale, organizzando un incontro dedicato “alla convivialità e al piacere di stare insieme”.
La serata è cominciata, in un locale davvero ben arredato e gradevole, con la presentazione di Anna Prandoni de La Cucina italiana che ci ha illustrato le modalità di addobbo della tavola di Natale. Una ragazza molto preparata, che ci ha mostrato con tutta la sua creatività come arredare al meglio la tavola delle feste; è seguito un "laboratorio creativo" per creare il proprio segnaposto ed un centrotavola. Tralasciando quello che “ho combinato io”, i vincitori sono stati un gruppo di simpatici amici blogger Jajo, Paola, Antonella e Giulia che hanno preparato la bella composizione che vedete nella foto.

La serata è stata piacevole anche perché c’è stato modo di conoscere nuovi blogger e di rivederne volentieri altri che conoscevo già.
Tra gli invitati che non conoscevo, ho avuto il grande piacere di conoscere i tre rappresentanti del blog "La cucina di Calycanthus" e la coppia del blog "Ma che ti sei mangiato".
Quanto ai piatti degustati, cucinati molto bene dallo chef Antonio della Taberna Recina, ecco l’elenco in ordine di portata:

- mezzemaniche all’amatriciana
- spaghetti cacio e pepe
- spaghetti alla puttanesca
- rigatoni alla carbonara

Ho molto gradito in particolare i rigatoni alla carbonara, particolarmente cremosi,

e le mezzemaniche all’amatriciana.

Un buon dolce ricotta e cioccolata e un caffè a chiudere egregiamente la serata.
Complimenti agli organizzatori per la riuscitissima serata!

Ps: a tutti i i blogger romani: dopo Natale vale la pena di tornare nel locale dove siamo stati ieri. Organizziamoci!

12 dicembre 2009

Tajine d’agneau

Con questo post inauguro una nuova “etichetta” del mio blog che si intitola “piatti mangiati al ristorante”. Niente di innovativo, semplicemente una comunicazione di servizio.
Apro allora questa “rubrica” con un piatto che ho assaggiato in Francia la scorsa estate in occasione del passaggio del Tour de France nell’Alta Savoia.
Mi trovavo a Chambéry, cittadina di montagna non lontana dal Piemonte, ed un giorno a pranzo mi sono fermato in un caffè molto carino situato nella centrale Place Saint Leger.
Un caffè all’aperto, data la bella stagione, con tavoli in legno e frequentazione giovane e informale.
In questo locale ho degustato il piatto che vedete nella foto e cioè un tajine d’agneau (agnello) alle carote e cumino. Il tajine, per chi non lo sapesse, è un recipiente di terracotta, con una parte conica superiore che viene appoggiata sul recipiente stesso durante la cottura. La forma del coperchio, come ben spiega wikipedia, "è pensata per facilitare il ritorno della condensa verso il basso". Il recipiente di terracotta (tolta la parte conica) viene invece usato come piatto da servire a tavola.
E proprio in quest’ultimo piatto ho mangiato il delizioso stufato di agnello con carote e cumino cui accennavo prima. Una preparazione quindi molto profumata, con le carote che, in parte disfatte, hanno creato un gustoso ragù, mescolandosi con il sapore forte e deciso dell’agnello.
La carne era morbida e molto saporita, mentre le verdure e le erbe addolcivano e rendevano al tempo stesso più speziato il piatto.
Ottima ricetta, che si può provare a realizzare anche a casa.
Il tutto in un piacevole contesto, circondato da francesine piene di charme

Le Café de la Place
4, Place Saint Léger
73000 Chambéry
Tel: +33 04 79 28 16 21

7 dicembre 2009

Dalla pizza alla pasta

Questo piatto è nato da una mia idea. In molti posti dove vado in pausa pranzo (ma anche altrove) trovo spesso una pizza alta, credo pugliese, con olive verdi, capperi, a volte cipolle, origano e pomodori ciliegini. E’ una pizza soffice, alta, mediamente buona e che apprezzo molto.
Ho pensato allora che quegli stessi ingredienti potevano stare ancora meglio ed amalgamarsi alla perfezione sulla pasta. E così ho realizzato questo primo (con le solite mie varianti e personalizzazioni).
Ecco allora come ho pensato di preparare questo buonissimo piatto (dosi per quattro persone): in una padella far appassire in olio extravergine una cipolla grande (tagliata finemente) finché non diventa dorata. Aggiungere una quantità abbondante di olive verdi denocciolate e una manciata di capperi dissalati (io ho aggiunto anche una piccola quantità di un ottimo paté di capperi, allora in questo caso sono necessari meno capperi). Far amalgamare bene. Aggiungere una ventina di pomodori pachino tagliati a metà. Far cuocere per una decina di minuti e se il composto tende ad essere asciutto, aggiungere una o due tazzine di acqua bollente. Aggiungere anche una sola acciuga che si farà fondere e non aggiustare di sale.

A cottura ultimata, aggiungere altre 3-4 acciughe tagliate a metà. Cuocere la pasta al dente (io ho scelto dei rigatoncini, avete forse capito qual è la mia pasta preferita?) con poco sale. Finire la cottura nella padella e mantecare. Impiattare, cospargendo ogni piatto di un buon origano secco (calabrese, nel mio caso).
Davvero una ottima scoperta ed un piatto che vi consiglio di provare!

Ps: al posto delle acciughe si può usare la “mitica” colatura di alici.

30 novembre 2009

Venus rice

Non scopro certamente nulla di nuovo, ma il riso venere per me è un prodotto molto interessante.
E’ un riso di colore nero e non è tale per esser stato condito dopo la cottura con nero di seppia. Non è neanche uno di quei prodotti che vengono tinti con qualche colorante più o meno naturale. E’ nero, come molti di voi sapranno, semplicemente perché cresce così, naturalmente.
E’ originario dell’Asia, ma si coltiva anche in Italia nella zona del Po.
L’altro giorno ho mangiato questo buonissimo riso e devo dire che oltre ad essere leggero è anche molto buono e, a detta degli esperti, più ricco rispetto ad altri risi in sostanze utili e benefiche per l’organismo.
Passando al suo utilizzo culinario, l’idea che mi sono fatto è che questo riso è molto (più?) buono lessato (così come lo vedete nella foto) e saltato in padella con i più vari condimenti, anche se può certamente essere utilizzato anche come risotto.
Le ricette che proverei per utilizzarlo, le ordinerei in base al grado di fotogenicità e di contrasto di colori. Il nero contrasta molto bene con colori come il rosso, il giallo, l’arancione o anche il verde.
E allora una ricetta molto gustosa ed esteticamente piacevole può essere quella con cui si salta il riso venere lessato in una bella padellata di gamberi e zucchine o di gamberi e zucca.
Un’altra bella ricetta che ho trovato in rete e che devo fare moooolto presto è la seguente: cuocere in una padella antiaderente in un pò di burro un paio di uova (“a tegamino”) senza far rompere il giallo. Farci fondere sopra, coprendo la padella successivamente con un coperchio, del formaggio Taleggio tagliato a fettine. Porre le uova così cotte in un piatto dove sarà stato adagiato un “disco” di riso venere caldo: una delizia di colori e sapori!
Recentemente ho invece mangiato un piatto di riso venere (precedentemente bollito) con del radicchio e gorgonzola: anche in questo caso una squisitezza ed un contrasto di colori rimarchevole!

25 novembre 2009

Un tuffo nella Belle Epoque

All’epoca (seconda metà dell’800) in cui Le franc buveur era una locanda parigina frequentata da artisti e uomini di cultura e non un blog di enogastronomia, nella capitale francese ferveva una grande attività culturale e mondana. Il crescente benessere economico della borghesia cittadina, inoltre, spingeva la popolazione a frequentare molto locali e teatri e le vie e le piazze della città erano un trionfo di vivacità.
E’ il periodo cosiddetto della “Belle Epoque” che produsse fior di artisti tra cui i famosi impressionisti, oltre ad essere caratterizzato da scoperte scientifiche, dallo sviluppo dei mezzi di trasporto, dalla nascita del turismo di massa e dallo splendore dei teatri.
In questo periodo felice (non per tutti, però), alcuni pittori italiani giunsero a Parigi per garantirsi un’ottima formazione e realizzare un sicuro “aggiornamento” culturale.
Tutto ciò traspare dalla bellissima mostra “Boldini e gli italiani a Parigi” che sono recentemente andato a visitare al Chiostro del Bramante a Roma. La mostra è incentrata sui dipinti di Boldini ma anche di De Nittis, Zandomeneghi ed altri artisti italiani presenti a Parigi in quel periodo (Colcos, Mancini, Signorini, di cui tra l’altro c’è in questi giorni una bella mostra a Padova).
In questa esposizione vi sono molti ritratti di importanti figure femminili dell’epoca e dei bei quadri, in gran parte provenienti da collezioni private, da cui si evince la vivacità della vita parigina, tramite la rappresentazione di caffè, balli e ritrovi “alla moda”.
Una bella mostra, insomma, che consiglio vivamente (a chi può) di visitare.
Uscendo dalla mostra, ci si può fermare alla bella caffetteria all’interno del notevole chiostro.
Se completate la visita prima dell'ora di cena, inoltre, una buona idea è andare a mangiare qualcosa di buono in alcuni forni romani veramente da non perdere dove fermarsi per prendere della buona ed economica pizza bianca o rossa.
Due nomi su tutti: il forno di Campo de’ Fiori e Roscioli.

18 novembre 2009

Profumi e sapori d’autunno

I profumi e i sapori dell’autunno (ma anche e, forse, soprattutto i suoi colori) sono quelli che più mi attraggono nell’arco di un anno.
Il piatto di oggi ne è un’autentica testimonianza (oltre alle bellezze che la natura ci regala in questo periodo).
E’ un piatto che coniuga due prodotti molto rappresentativi del bosco, i funghi e le castagne, che secondo me si integrano perfettamente e sono estremamente complementari fra loro.
Ecco come realizzare questo ottimo primo (che è anche molto veloce, se seguirete i consigli che vi dirò…) che chiamerei semplicemente “pasta funghi e castagne” (non amo i piatti dai nomi eccessivamente fantasiosi e lunghi):

Far dorare in una padella in olio extravergine uno-due spicchi d’aglio tagliati in piccoli pezzi. Aggiungere un rametto di rosmarino, del timo e una foglia di alloro.
Inserire successivamente 200 grammi di castagne già sgusciate, morbide e pronte all’uso (se ne trovano al super, anche di alcune note marche). Per facilitare la cottura, vi consiglio di sminuzzarle in pezzetti non eccessivamente grandi.
Far cuocere per una decina di minuti (in questa fase della cottura sentirete un profumo, ma un profumo… che vorrei in questo momento trasmettervi, se potessi farlo :-). Alla fine di questa fase, eliminare la foglia di alloro.
Aggiungere successivamente un buon quantitativo di funghi freschi misti ben lavati (porcini, chiodini, galletti, ecc.; vanno bene anche quelli surgelati se avete fretta) e portare a cottura dopo aver aggiunto mezzo bicchiere d’acqua. All’occorrenza aggiungerne dell’altra, durante la cottura.
Questo condimento secondo me si sposa bene con della pasta lunga fresca e non all’uovo (acqua e farina) che deve essere mantecata nella padella dove si trovano funghi e castagne, con aggiunta di poca acqua di cottura. Aggiungere alla fine in giusta dose un po’ di prezzemolo tritato e servire (non avendo in casa una pasta del genere, ho optato per dei rigatoni che hanno comunque fatto lo stesso la loro bella figura!).
A proposito di funghi e di altre delizie autunnali, per chi è della zona, segnalo che nella Val di Taro (famosa per i suoi buoni funghi porcini e situata tra la provincia di Parma e di Massa) per tutto il mese di novembre si celebra la cacciagione valtarese. Nei migliori ristoranti della zona verrà proposto un menù speciale, il menù “autunno gastronomico valtarese” per gustare al meglio lepri, cinghiali, caprioli, fagiani, pernici e molte altre eccellenze locali.
Per info date un’occhiata qui:
Buon autunno a tutti!

13 novembre 2009

Incontri mondani tra blogger

Foto tratta dal sito www.cavolettodibruxelles.it

La settimana in corso è stata caratterizzata, nella capitale, da molti eventi legati al cibo ed al mondo dei food-blogger. Io sono stato presente ad un paio di questi (il terzo si è tenuto ieri all’Open Colonna).
Ecco la descrizione dei due eventi a cui ho partecipato.

Domenica 8 novembre 2009 h 17.00: blogger tea-time.
Ho avuto l’idea di fare un mini blogger-raduno in un posto abbastanza atipico rispetto ai consueti luoghi di incontro e cioè in una sala da tè. Bere un tè in buona compagnia in una domenica uggiosa, umida e quasi fredda per me è il massimo!
L’organizzazione della cosa è avvenuta in collaborazione con Nadia del blog “Mammachebuono”. Abbiamo invitato molte persone e all’inizio il numero elevato di possibili partecipanti ci preoccupava un tantino, vista la non grande capienza media delle sale da té. Successivamente però una serie di defezioni a catena dovute ad impegni già precedentemente presi, hanno determinato un numero finale giusto, di sei partecipanti.
Eravamo presenti io, mio fratello, Max, Nadia e Fabrizio e Antonella, una blogger romana che non conoscevo e che è davvero simpatica e carina.
La scelta è ricaduta su una delle migliori sale da tè di Roma, il Babington’s che si trova a Piazza di Spagna ed è un locale caldo, elegante e accogliente.
In accompagnamento al tè, quasi tutti i maschi hanno ordinato delle torte, mentre le restanti persone/foodblogger dei pasticcini da tè, a dire il vero poco abbondanti, anche se molto buoni (almeno questo…).
Tra i dolci, le scelte sono ricadute sulla torta di mele (buona ma non ottima, mi dicono) e un cake all’arancia (foto più in basso) che ho ordinato io, molto buono, fragrante e morbido.

Sono stato contento di organizzare questo piccolo blogger-evento in quanto ho conosciuto persone nuove ed ho rivisto blogger che non vedevo da qualche tempo.
Prezzo finale decisamente salato, ma tutto sommato ne valeva la pena. Babington’s comunque vale almeno un’altra visita, anche per assaggiare le sue specialità salate (anch’esse dal prezzo altrettanto salato).

Martedì 10 novembre 2009 h 18.30: presentazione del libro del "Cavoletto di Bruxelles".
Qui si parla di un grande evento, la prima presentazione del libro di Sigrid all'Open Baladin in Via degli Specchi. Su questa serata vi sono ampi resoconti sul suo blog ma non mancano citazioni anche (nientemeno che) da parte del Corriere della Sera.
Quindi farò solo una breve sintesi dell'evento:
Folla notevole, con conseguenti disagi in termini di procacciamento cibo, incontro di persone, saluto della protagonista, ecc.
In questa occasione ho rivisto Nadia, Antonella, ed ho incontrato dopo molto tempo e con molto piacere Paola. Verso la fine della serata ho rivisto anche Elisa, “armata” di un paio di libri da far autografare.
Le fans di Sigrid erano quasi tutte belle fanciulle in pazientissima attesa di una dedica, come si fa con le pop-star
Che dire del libro? Molto bello, curato, non banale, con belle foto e stuzzicanti, come al solito, ricette.
Bello il locale, da tornarci con calma, senza ressa, per una buona birra di qualità.

Da assaggiare e degustare “con lentezza” anche l’olio di Pianogrillo e la cucina di Massimiliano Sepe che purtroppo questa volta ho potuto sperimentare soltanto in misura minima.

8 novembre 2009

Burro maître d’hotel

Questo prodottino è una delle cose sfiziose, divertenti e utili che ho in cucina, da tenere conservato e al momento opportuno da utilizzare in mille ricette.
E’ un burro aromatizzato, sui contenuti del quale ovviamente ci si può ampiamente sbizzarrire…
Si prepara in modo molto semplice. Si lascia del burro a temperatura ambiente per una mezz’oretta circa. Si lavora poi con un cucchiaio di legno fino a farlo diventare una crema. Si incorporano poi gli ingredienti che si preferiscono, sempre amalgamando e mescolando bene. Si pone poi il composto in un foglio di carta stagnola e si modella in modo da formare un cilindro. Si chiude poi bene, formando una sorta di “caramella” (come nella foto).
Il prodotto sarà in questo momento ancora morbido. Lasciare allora il prodotto in frigorifero per una giornata, in modo da fargli riacquistare consistenza.
Il burro aromatizzato così ottenuto è poi utilizzabile quando sarà il momento, tagliandolo a rondelle da porre sulle carni o pesci alla griglia, scaloppine, arrosti, pesci bolliti, ancora caldi.
Io il mio burro aromatizzato questa volta l’ho fatto in questo modo (è un quasi un classico): prezzemolo e basilico ed aglio tritati molto fini, qualche goccia di limone, sale e pepe, tutti amalgamati nel burro precedentemente lavorato a crema.
Altri suggerimenti su burri aromatizzati: alla senape, al peperoncino, all’aneto per preparazioni di pesce…
Preparare in questa stagione un burro maître d’hotel non è poi così politicamente scorretto, visto che ora comincia a fare freddo e qualcosa di meno leggero può essere quasi autorizzato :-)

1 novembre 2009

Le empanadas argentine

Il post di oggi è nato in qualche modo lo scorso weekend. Sono stato infatti alla Fiera internazionale del francobollo, dove erano presenti le amministrazioni postali di molti paesi europei ed extraeuropei. Allo stand dell’Argentina, ho acquistato dei francobolli a tema enogastronomico tra cui quello celebrativo delle empanadas.

Il giorno dopo sono invece stato ad una maratonina organizzata dalla Fao, la “Run for food” e nel villaggio di accoglienza gli organizzatori offrivano a prezzi modici specialità dolci e salate provenienti da tutto il mondo. Anche lì non mancavano, oltre a dolci molto buoni tra cui uno delizioso alla banana, delle gustosissime empanadas.
Ho così deciso di capire meglio la realizzazione delle empanadas argentine, proponendomi di cucinarle il più presto possibile.
Ho allora contattato la mia amica blogger argentina Marcela, per farmi dare la ricetta.
Lei è bravissima e la sua ricetta è senz’altro molto buona e collaudata. Per ora purtroppo non l’ho ancora realizzata, ma nel frattempo ve la lascio lo stesso, nel caso aveste il tempo di realizzarla prima di me.
Le empanadas possono essere fatte al forno o fritte, ma quelle cotte nel forno a legna sono proprio, secondo Marcela, un’altra cosa. Ogni regione dell’Argentina ha inoltre la sua varietà di empanada, ed ogni cuoco la sua ricetta.
Ecco quella di Marcela (qui quella in spagnolo):

Per la pasta:

1 kg di farina
200 grammi di strutto
1 cucchiaio e mezzo di sale
circa 350 ml di acqua.

Unire farina e strutto. Diluire il sale nell’acqua e aggiungerlo a poco a poco alla farina. Lasciar riposare a temperatura ambiente almeno 10-15 minuti.

Per la farcia:

1 kg di carne
2 cucchiai di sale grosso
200 gr. di cipolla bianca
1 peperone verde
150 ml di olio
1 cucchiaio di paprica
1/2 cucchiaio di cumino
1 cucchiaino di pepe, sale, peperoncino
cipollotti (la parte verde), uova sode
brodo q.b.

La tradizione vuole che il pezzo di carne venga bollito intero e poi tagliato col coltello, anche se ora difficilmente si ripete questa tradizione e si usa la carne macinata prima della cottura.
Soffriggere nell’olio la cipolla e il peperone, tagliati a cubetti. Togliere dal fuoco e aggiungere la paprica. Nuovamente sul fuoco versare due tazze di brodo, il cumino, il pepe, il sale e il peperoncino.
Aggiungere la carne e, se c’è bisogno, più brodo. La farcia non deve risultare asciutta. Far bollire poco e lasciar raffreddare; successivamente porre il tutto in frigo.
A parte, tagliare poi i cipollotti e le uova e mescolare.
Ora è tutto pronto per preparare le empanadas.
Stendere la pasta e tagliare dei dischi della grandezza desiderata.
Mettere al centro un pò di ripieno, di cipollotti e di uova; inumidire ai lati e chiudere, cercando di non far entrare troppa aria dentro.
Infornare ad alta temperatura per 10-15 minuti. Prima di infornare, spennellare ogni empanada con uovo appena sbattuto. Si può aggiungere anche un pò di latte o anche paprica.

Ps: questa ricetta è dedicata, oltre che ovviamente a Marcela, anche ai giocatori argentini della mia squadra del cuore, il Napoli, che hanno contribuito in modo determinante alla splendida vittoria in casa della Juventus ieri sera!

27 ottobre 2009

Cozze e pecorino

Questo è un abbinamento che mi piace molto e quindi ve lo propongo.
Però a questo piatto qualcuno potrebbe fare alcune obiezioni, del tipo:

a) E’ forse un piatto non più “di moda” e superato
b) Dovrebbe essere cucinato con del pomodoro e non in bianco (come ho fatto io)
c) Il pesce col formaggio non va bene

Ma a me tutto questo non interessa :-) perché per me questo primo è proprio buono, tra l'altro con un bel contrasto di colori!
Io farei un solo appunto: questi due ingredienti si sposano ottimamente con i bucatini (che in questa occasione non avevo in casa) e non con altri tipi di pasta.

Voi che ne pensate?

In ogni caso, eccovi la semplice ricetta:

Far aprire le cozze in un’ampia casseruola dopo averle ben pulite all’esterno (prima di porre le cozze nella casseruola, far soffriggere dell’aglio in non molto olio, aggiungere poi del prezzemolo). Far cuocere molto al dente delle linguine o dei bucatini, scolarli e finire la loro cottura in una padella dove sarà stato messo il liquido delle cozze e metà delle cozze sgusciate.
Impiattare e cospargere il piatto di una buona quantità di pecorino, prezzemolo e di cozze ancora nel guscio (tenute precedentemente in caldo).
Bon appetit!

22 ottobre 2009

"Mettetevela nella zucca" (questa ricetta)

In questo periodo il mondo dei foodblog è colorato quasi di arancione. In giro nel web, sia in Italia che all’estero, si vedono infatti frequenti post sulla zucca.
Anche io mi adeguo volentieri, perché è un ottimo prodotto di stagione, che amo particolarmente per la sua dolcezza che è ben bilanciata in molti piatti salati con altri gustosi ingredienti con cui fa piacevolmente contrasto; inoltre la zucca “fa bene” (su questo punto le amiche blogger sicuramente ne sapranno più di me) e poi quel bell’arancione carico mi mette allegria…

Le zucche, quando non commestibili, sono bellissime anche a livello ornamentale. Hanno forme bizzarre e curiose ma anche colori caldi che ricordano l’autunno. Ma veniamo, tornando al lato gastronomico della zucca, alla ricetta che vi propongo oggi per celebrare questo bell’ortaggio. E’ una ricetta che proviene dal mensile di cucina del Corriere della Sera che ritengo molto interessante e gradevole, anche se ho letto da qualche parte alcune critiche che sinceramente non condivido.
Si tratta in pratica una pizza rustica di zucca.

Ecco come si realizza:
Far cuocere in forno circa un 1 kg di zucca privata della buccia e dei semi e tagliata a pezzettini piuttosto piccoli. La temperatura del forno deve essere sui 180°C e il tempo di cottura è di circa mezz’ora o comunque fino a quando la zucca non è tenera.
Schiacciare il tutto con una forchetta in una terrina fino ad ottenere una purea. Aggiungere 60 grammi di parmigiano, poca noce moscata, un uovo, sale e pepe. Amalgamare bene. Inserire il composto in una teglia da forno ricoperta di carta da forno tra due dischi di pasta sfoglia (va bene anche quella surgelata, se non avete tempo per farla) e far cuocere a 180°C per 30 minuti.
Io ho invece optato per una sorta di crostata, come potete vedere nelle foto.

Sembra quasi una pastiera, ma di questo buon dolce napoletano parleremo in un’altra occasione.
Il gusto della crostata di zucca è invece equilibrato tra il dolce della zucca e il salato del formaggio ed è davvero un piatto ben riuscito, da provare e molto gustoso.
“Mettetevi nella zucca” la ricetta e provatela: aspetto i vostri commenti!

15 ottobre 2009

E con la scusa del Salone Nautico…

Il Salone Nautico di Genova è un appuntamento annuale a cui cerco di non mancare, anche se ormai erano parecchi anni che non ci andavo.
Come al solito, a Genova non abbiamo trovato posto e quindi abbiamo dormito (questa volta) a Chiavari.
Non conoscevo questo paesino (nemmeno troppo piccolo, però) che si trova a circa mezz’ora da Genova. A mio parere non è paragonabile alle altre graziose località balneari della Liguria, in quanto la parte che si affaccia sul mare è meno bella e più anonima, ma il centro storico è molto carino, con bei portici e carruggi che lo caratterizzano e lo rendono attraente.
Questi ultimi inoltre, il giorno in cui eravamo lì, erano teatro di un bel mercato di antiquariato che rendeva la cittadina ancora più carina.
Un oggetto al mercatino dell'antiquariato di Chiavari

Passeggiando per il centro, non si può fare a meno di visitare il caffè storico Defilla che venne dichiarato, secondo la guida dei locali storici d’Italia, “zona neutrale durante la guerra per la nazionalità elvetica dei proprietari e fu cenacolo di grandi uomini di cultura”.

Il caffé presenta delle antiche sale, ricche soprattutto di dolci, tra cui i Sorrisi di Chiavari che sono delle grosse pralines di cioccolato con all’interno crema di cioccolato fondente e maraschino a 70°C! Un’autentica sferzata di energia…
Nelle viuzze di Chiavari, oltre alle interessanti bancarelle che vendevano ogni tipo di oggetto di antiquariato tra cui bei modellini di velieri, antichi mortai per il pesto, tegami di rame di vari tipi, vecchi libri, ecc. c’erano anche dei bellissimi negozi di pasta fresca, ma anche un altrettanto bel mercatino ortofrutticolo che offriva prodotti ormai autunnali.
Nei negozi di pasta fresca si potevano trovare, come sanno tutti “i miei lettori” liguri, trofie, pansoti, gnocchi (anche di castagne), ma soprattutto le gustosissime torte di riso e di verdura (tra cui anche il “mio” polpettone di fagiolini), oltre che sughi pronti tradizionali e minestroni alla genovese.
Nel mercatino invece erano in bella mostra dei funghi porcini provenienti dai boschi di quella zona, di una freschezza e consistenza davvero notevoli. Ho per un attimo pensato di portarli a Roma, ma la conservazione non sarebbe stata ottimale nei vari spostamenti.

Dopo aver cenato abbastanza bene la sera in un’osteria del centro assaggiando alcune specialità della cucina ligure, il giorno dopo siamo andati al Salone Nautico nella bella Genova, che ci ha regalato una splendida giornata di sole.
Abbiamo visitato yacht e barche a vela dal costo assolutamente fuori portata, che sono a volte degli autentici alberghi a 5 stelle mobili. Bella gente (di mare) e cose da vedere, molta folla, tanti km macinati, un sacco di materiale ancora da leggere e quindi ancora una volta una bellissima esperienza.
Unico rammarico: non essere riuscito ad incontrare in questo weekend una simpatica blogger per il troppo poco tempo che io e lei avevamo a disposizione. Ma rimedieremo presto, vero Chiara?

8 ottobre 2009

C&P night!

foto tratta dal sito di Daniela http://senzapanna.blogspot.com

Ecco anche il mio resoconto (un pò in ritardo, devo dire) sulla C&P night, ovvero la serata cacio e pepe tenutasi tra alcuni simpatici blogger romani lunedì scorso. Di questa serata hanno già parlato ampiamente Daniela, Stefano e Max e quindi non mi dilungherò più di tanto, però alcune cose ve le racconto.
Tutto è nato, come è già stato da loro sottolineato, sul forum del Gambero Rosso, in cui si disquisiva sulla migliore “cacio e pepe” di Roma. In poco tempo il tutto si è risolto in una prima sperimentazione concreta e “sul campo” in un ristorante ritenuto dagli esperti come uno dei massimi esponenti della cacio e pepe a Roma: Felice a Testaccio.
Ci ero già stato tante volte, ma mi ha fatto piacere tornarci sia per il buon livello qualitativo dei piatti di prevalente cucina romana, sia per conoscere dei blogger con i quali avevo dialogato soltanto sul web. I blogger, in effetti, erano come me li aspettavo: simpatici, ovviamente amanti del buon mangiare del buon bere e soprattutto competenti!
Era d’obbligo mangiare come primo piatto i famosi tonnarelli cacio e pepe mantecati davanti ai commensali prima di essere serviti (ottimi!), ma da non perdere era anche la carbonara che ha preso Daniela. Per secondo piatto 3 blogger su 4 hanno ordinato delle ottime polpettine di bollito che questa volta, a differenza di un’altra in cui non mi erano piaciute troppo, erano morbide e molto buone. Io ho invece ordinato un altro must di Felice, l’abbacchio al forno con patate, buono come sempre. Conclusione per tutti con un tiramisù al bicchiere a mio avviso insufficiente, pesante e troppo “innovativo”.
In ogni caso ritengo che Felice sia sempre un indirizzo su cui fare affidamento per mangiare della buona cucina romana.
La serata si è conclusa con l’impegno a sperimentare nuovi locali di cucina romana e non, come ad esempio un ristorante già testato da Max.

Ps A proposito di esperti di cacio e pepe non si può non citare il post di uno dei più autorevoli “studiosi” in materia, che oltre ad avere notevole esperienza di assaggio in svariati locali romani ha anche cercato di ottimizzare la relativa ricetta tra le sue mura domestiche :-)

7 ottobre 2009

Un altro pesto

Si parla spesso di pesti di mille tipi (genovese, trapanese, ecc.) e delle sue mille varianti, ma non avevo mai sentito parlare di questo pesto. Recentemente ho invece scoperto che esiste anche un pesto “cetarese”.
Cetara è una località della costiera amalfitana famosa, tra i conoscitori del buon cibo, per la sua colatura di alici. Ma i produttori locali producono anche altri prodotti derivanti da quella meravigliosa materia prima rappresentata dalle alici.
Uno di questi prodotti è il pesto cetarese. E’ una salsina molto ricca, veramente buona e dai sapori marinari e mediterranei.
Ecco la lista degli ingredienti da dosare “ad occhio” a seconda che si voglia far prevalere alcuni sapori od altri (non avevo d’altronde altri elementi per la sua realizzazione, se non la lista esatta degli ingredienti). Io ho utilizzato le proporzioni che di seguito vedete, ma vi sto dando dei buoni suggerimenti, perché ho fatto un esperimento che secondo me è ben riuscito.

Ingredienti:
Alici sott’olio (n. 2 o 3), colatura di alici (un cucchiaio), pinoli, mandorle, noci (piccoli quantitativi), olive verdi e nere (5-6 di ciascuna), capperi (pochini, una manciata), aglio (uno spicchio), olio extravergine di oliva (q.b., ma un pò è necessario, perché gli ingredienti sono tanti), basilico, prezzemolo (un po’ di foglioline ad occhio), peperoncino (sarebbe necessario, anche se non l’ho usato questa volta perché in famiglia c’è chi non lo gradisce).
Mettere tutti gli ingredienti nel mixer o nel bicchiere del minipimer e frullare bene.

Una raccomandazione importante è di NON AGGIUNGERE SALE né nell’acqua della pasta (io ho usato delle linguine) né nel pesto perché è già sufficientemente e ampiamente salato. Scolare quindi la pasta al dente e condirla col pesto, cospargendo il tutto di prezzemolo tritato.
E’ un piatto dove prevale leggermente il gusto delle olive, ma è ben bilanciato anche dalla frutta secca che gli dà consistenza e dal sapore delle alici e della loro “colatura” che forniscono quel sapore di mare che non sempre (o mai?) nei pesti è presente.

Ps: l'altra sera con alcuni blogger abbiamo organizzato una “cacio e pepe night” come l’ha chiamata, con un’espressione divertente, Max. A presto su questi schermi il resoconto più o meno dettagliato :-) . Per il momento trovate ampi dettagli descrittivi e fotografici qui e qui.

30 settembre 2009

Guerrino

Immagine tratta dal sito http://www.tvparma.it
Una sua trasmissione su una tv privata laziale (T9, credo) me l’ha fatto conoscere per caso qualche mese fa.
Certamente le riprese non erano delle più moderne, così come (forse) la cucina in cui cucinava.
Eppure, dopo averlo visto molte volte, mi sono affezionato a questo bravo cuoco che cucina ricette semplici ma buonissime, ben spiegate e piene di consigli, principalmente della tradizione veneta.
Prima che bravo cuoco, sembra davvero una bravissima persona, e da qualche piccola ricerca su internet ho potuto capire che è davvero amatissimo e considerato “un mito” da molti, come anche da me, devo dire.
Guerrino Maculan ha un ristorante che si chiama il Tinello e che si trova vicino Bassano del Grappa.
E’ anche divertente il modo con cui conclude le sue trasmissioni: “…e a Dio piacendo, arrivederci a domani”.
Voi lo conoscete? Se no, cercatevi su Youtube una delle sue innumerevoli ricette o vedetelo in Tv nelle numerose tv locali che trasmettono le sue ricette (Tv Parma, T9, ecc.).
Buona visione e fatemi sapere che ne pensate...

25 settembre 2009

Il vulcano e il mare

L’autunno è arrivato, ma io penso ancora all’estate…
E in estate, durante la mia vacanza tropeana, sono stato anche in gita a Stromboli.
Stromboli è bella anche (soprattutto?) quando ti avvicini pian piano a lei. Da lontano, dal traghetto, la vedi spuntare nella foschia, in mezzo al vento, con la sua estremità più alta che sbuffa fumo grigio.

Man mano che ti avvicini, la vedi sempre più nitida e ti accorgi dell’imponenza e della rudezza del vulcano, un gigante di colore nero-verde.
Il mare intorno all’isola è quasi nero, come la sabbia che caratterizza le sue spiagge. Fare un bagno in questo mare è quasi inquietante, sotto non riesci nemmeno a vedere il fondale, potrebbe esserci qualsiasi cosa, quasi come fare il bagno di notte…
Già, la notte…quando fa buio Stromboli è uno spettacolo: si assiste all’eruzione del vulcano che avviene ad intervalli regolari e che a volte fa scorrere rivoli di lava di color rosso-arancio lungo la montagna fin giù al mare.
Il paesino più popolato dell’isola non è molto grande, ma è carino. E’ pieno di villette e nella zona più centrale è abbellito da piccoli negozietti e boutique molto caratteristiche e tipiche, come di solito accade nelle belle isole.
Una sosta ad una rosticceria mi consente di capire che gli arancini siciliani ottimi che mangio a Roma sono di molto inferiori a quelli assaggiati nella terra di origine.
Ne mangio uno cosiddetto al burro (non è in realtà al burro, ma alla besciamella) che è davvero una delizia!
La gita termina con una visione ravvicinata di Strombolicchio, poco più di uno scoglio, poco lontano dall’isola, che presenta in cima un faro molto suggestivo.
Anche in questo caso la vista ravvicinata tradisce una rudezza non visibile da lontano, quando quel piccolo scoglietto è come un neo carino sul viso di una bella fanciulla…

19 settembre 2009

La città delle due capolista e il polpettone di fagiolini

Chi segue il calcio sa che, almeno fino ad oggi, in testa alla classifica del campionato di calcio vi sono anche due squadre di Genova, il Genoa e la Sampdoria.
Due squadre per le quali, pur non essendone tifoso (la mia squadra del cuore, per chi non lo sapesse, è il Napoli), nutro una grandissima simpatia.
bandiere del Genoa (a sinistra) e della Sampdoria (a destra)
Sia per i colori (una rossoblu, l’altra blu e bianco-rosso-nera) sia per i simboli (il grifone per il Genoa, un vecchio marinaio con la pipa per la Samp), sia per la bellissima città che rappresentano.
Genova è una delle mie città preferite: è una città di mare, ha delle zone come quella del porto antico davvero belle, i suoi vicoletti sono molto affascinanti…Inoltre i dintorni di Genova sono incantevoli e si mangia benissimo.
A tale ultimo proposito, qualche tempo fa ero a Genova e mi sono fermato a pranzo in una rosticceria. Ho assaggiato in quell’occasione un gustosissimo “polpettone di fagiolini” che, quando sono ritornato a Roma, ho provato a realizzare. Da allora questa ricetta è entrata nel repertorio dei miei piatti abituali.
Di solito non amo moltissimo i fagiolini, ma se sono cucinati in questo modo sono veramente fantastici. Si tratta in pratica di uno sformato di fagiolini, anche se viene chiamato “polpettone”.

Ecco la ricetta:
(per 6 persone)

Pulire e lessare un kg e 1/2 di fagiolini. Passarli successivamente in padella con della cipolla sminuzzata, dell’aglio tagliato molto piccolo e della maggiorana per 20 minuti.
Togliere dal fuoco e nel frattempo far spugnare in una quantità di latte sufficiente 80 grammi di pane raffermo.
Unire al composto di fagiolini 20 grammi di funghi secchi ammollati in acqua tiepida, il pane spugnato, 60 grammi di parmigiano e 4 uova. Impastare bene, regolare di sale e pepe e mettere il tutto in una tortiera imburrata e rivestita di pangrattato.
Spianare bene il composto e cospargerlo, anche nella parte superiore, di pangrattato. Distribuire in superficie dei fiocchetti di burro e finire con un filo d’olio; infornare a 180° per 20 minuti.
Questa ricetta può essere replicata con piccole varianti anche con altri ortaggi come la zucca, uno dei miei prodotti preferiti.

Per concludere, forza Genoa e forza Samp (oltre che Napoli ovviamente…), ma soprattutto viva il polpettone di fagiolini!